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Perchè scegliere Mente Mobile

Il mio coaching mentale “estremo”!

La mia passione per lo sci parte da lontano. Mio padre Remo era maestro di sci alpino e nella vita faceva il finanziere. Mi ha insegnato tutto: la determinazione, la dedizione, la disciplina necessaria per raggiungere ogni obiettivo. Sin da ragazzo ho seguito le sue orme diventando prima maestro di sci, poi allenatore federale e in breve tempo istruttore nazionale e tecnico di 4° livello europeo. Infine, nel 2007, ho realizzato il sogno di ogni istruttore, raggiungendo un successo di squadra alle Olimpiadi dei Maestri di sci in Korea del Sud nel 2007 di fronte a 36 paesi provenienti da tutto il mondo. Una delle più grandi emozioni della mia vita!

Ma non mi sono fermato qui: a 35 anni ho deciso di intraprendere il percorso universitario che mi ha portato a laurearmi in psicologia del lavoro.
Cosa mi ha spinto vero questo nuovo impegno?

Un’intuizione, un’idea che si riassume nella parola multipotenzialità.

Ho capito che nello sport, nel lavoro e nella vita le esperienze e le competenze trasversali che acquisiamo sono la linfa vitale che valorizza e caratterizza ogni individuo.

La capacità di adattamento necessaria per leggere una traiettoria in pista, quando stai andando a 150 km/h, non è molto diversa da quelle capacità che ogni persona deve sviluppare per eccellere nel proprio ambito.

Questa semplice intuizione, in questi anni di accelerazione del cambiamento, si è rilevata più che mai necessaria. La pandemia è stata una dura insegnante ed ha toccato ogni settore lavorativo.

È proprio in questi momenti di difficoltà che siamo costretti a raccogliere tutte le nostre forze per ritrovarci migliorati, vincenti e con obiettivo chiaro che indirizza il nostro percorso.

La vita ci mette davanti alle sue grandi sfide quando meno c’è lo aspettiamo. A me è successo nel 2017: emorragia cerebrale improvvisa. Proprio sulle piste, proprio quando la mia vita era all’apice fra agonismo e un nuovo percorso di studi. Il buio.

Sono ripartito da zero. Mi piace scherzare dicendo che sono tornato indietro come nel gioco dell’oca, ho dovuto imparare nuovamente a camminare, parlare, sciare. Sono stati tanti i momenti di sconforto e delusione, ma non avevo tempo per piangermi addosso: 6 mesi di riabilitazione “estremi” mi hanno permesso di discutere la tesi di laurea e a superare l’esame di riconferma tecnica che noi istruttori nazionali dobbiamo sostenere ogni 3 anni per mantenere il titolo.

Sono rinato. Nella difficoltà ho trovato uno scopo che è quello di condividere la mia visione della vita.
In qualsiasi situazione dobbiamo ricordare sempre che volere è potere. La determinazione ci porta a tenere duro di fronte alle sconfitte e perseguire quello che per noi è importante.

Oggi, dopo anni, non dimentico il duro insegnamento e lo trasmetto in ogni mio percorso di insegnamento. Le skills trasversali come la resilienza e l’antifragilità sono quelle che mi piace coltivare insieme a tutti i miei allievi. Amo il mio lavoro perché attraverso il disequilibrio delle persone ho la possibilità di capire qual è l’equilibrio ideale e non solo lo trasferisco agli altri come soluzione ma indirettamente lo faccio anche mio.

Oggi sono fiero di vedere mio figlio affrontare le piste da sci non solo da sciatore professionista, indossando con fierezza i colori della Guardia di Finanza, ma anche gestire le problematiche con soluzioni originali, determinazione, tenacia, lealtà e rispetto. Ringrazio mio figlio che ogni giorno m’insegna ad affrontare la vita, a comportarmi e a vedere la vita da un’altra prospettiva. Ringrazio mia madre e mio padre per quella prima volta in cui mi hanno messo gli sci ai piedi e mi hanno dato la possibilità, attraverso lo sport, di saper affrontare la vita con disciplina, costanza, valori ed educazione.

La fortuna di essere padri/madri: un acceleratore per elevare la propria professionalità.

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